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mercoledì 13 luglio 2016

La ricerca dei Diamanti perduti.



Se sono felice, vedo la felicità negli altri.
Se provo compassione, vedo la compassione negli altri.
Se sono pieno di energia e speranza, scorgo le opportunità che mi circondano.

Ma se sono incollerito, mi sembra che gli altri siano inutilmente irritabili.
Se sono depresso, vedo la tristezza nei loro occhi.
Se sono annoiato, tutto ciò che ho intorno mi appare monotono e privo di attrattive.

Io sono ciò che vedo!!!

Se, guidando per le vie della mia città, mi lamento esclamando: "Che orribile posto affollato e pieno di smog", sto esprimendo il fatto che, in quel momento, io sono affollato e pieno di smog.
Se, quel giorno, mi fossi sentito motivato e pieno di speranza e felicità, con ogni probabilità avrei detto, nella medesima situazione: "Ehi, guarda che ricca metropoli piena di energia!" Ancora una volta, avrei descritto il mio paesaggio interiore, non quello della mia città.

La nostra motivazione dipende soprattutto dal modo in cui scegliamo di considerare le circostanze della nostra vita, perché non vediamo le cose come sono, ma come siamo noi.

In ogni situazione possiamo andare alla ricerca dei diamanti o della spazzatura, e quello che cerchiamo troviamo. Il punto di partenza migliore per costruire la nostra motivazione è scegliere che cosa vogliamo perseguire fra tutto ciò che ci circonda. Siamo in grado di vedere l'opportunità ovunque?

"Quando apro gli occhi la mattina non mi confronto con il mondo, ma con un milione di mondi possibili."

Siamo sempre noi a scegliere.
Quale mondo vogliamo vedere oggi?
Le opportunità sono i Diamanti della vita, è tutto ciò di cui hai bisogno per essere felice.
E' la terra fertile nella quale cresci come persona.
E le opportunità sono come quelle particelle quantiche subatomiche che esistono soltanto quando un osservatore le guarda: le tue opportunità si moltiplicheranno quando sceglierai di vederle!

lunedì 30 marzo 2015

Cos'è un obiettivo?

 
 
Negli ultimi giorni mi è stato chiesto spesso cosa è e come ci si pone un obiettivo.
Ebbene esso non è altro che un sogno al quale abbiamo attribuito una data di scadenza.
Come più volte citato nei corsi, se il mio sogno è andare alle isole di Capo Verde in barca a vela in solitaria, dovrò avere le competenze adeguate per la guida della barca, dovrò organizzarmi per la traversata, riempire la cambusa e tutto il resto, studiare le carte nautiche, ecc. . Ma dovrò anche stabilire la data di partenza e soprattutto la rotta da seguire.
Ecco che il mio sogno inizia a prendere forma ed a divenire quindi un obiettivo, in quanto ne possiede i requisiti essenziali:
- è chiaro (voglio andare a Capo Verde)
- è raggiungibile (possiedo le competenze, la barca ed il tempo necessario)
manca un ultimo parametro: è condiviso (ovvero ne ho reso partecipi le persone a me vicine).

Spero che queste poche righe ti siano d'aiuto e siano d'ispirazione per mettere in atto ogni tuo sogno
 e se vuoi approfondire l'argomento, non esitare a contattarmi. ;-) 

martedì 15 ottobre 2013

venerdì 19 luglio 2013

La saggezza dell'allievo.

Un breve racconto dal libro "21 Piccole Storie Zen"
Voglio condividerlo con voi tutti, ma in special modo con tutti i genitori.
La ritengo una grande ... Lezione di Vita.


C’erano una volta, dall’altra parte del mondo rispetto a quella in cui viviamo noi, due fratellini che vivevano felicemente insieme a saggi Maestri che si prendevano cura di loro.

Un giorno al più giovane dei due fratelli cadde di mano una tazza: scivolò a terra e si ruppe.

Quella tazza era molto preziosa perché era un dono dell’Imperatore. Accortosi di quanto era successo, il capo dei Maestri sgridò severamente il giovane dicendogli:

– Fai attenzione alle cose che fai! Sei distratto e hai combinato un grossissimo guaio! Ora il nostro servizio di tazze, dono dell’Imperatore in persona, non è più completo!

Il povero bambino, sentendosi tremendamente in colpa, andò a rifugiarsi nell’angolo più buio della stanza e iniziò a piangere disperatamente.

Il fratello, di qualche anno più grande, accorse e trovandolo in lacrime gli chiese:

– Ma cosa succede? Perché piangi così?

– Sono uno sciocco e un incapace! – gli disse fra i singhiozzi il piccolo. – Ho combinato un guaio irrimediabile, ne sono responsabile e non posso porre alcun rimedio!

Il fratello più grande impallidì e, temendo il peggio, gli disse:

– Ma cosa hai fatto? Raccontami e stai tranquillo, sono tuo fratello maggiore, mi sono sempre preso cura di te e vedrai che anche questa volta troveremo una soluzione.

Pieno di vergogna il fratello più piccolo quasi non riusciva a parlare:

– Oh, se tu sapessi… Ho rotto una tazza! Ma non una tazza qualsiasi, una tazza donata dall’Imperatore in persona; e ora, per colpa mia…

– Non dire altro – lo interruppe il fratello, ricordandosi una lezione molto importante che aveva già imparato. Egli sapeva infatti che le parole sono molto importanti e sono capaci di creare addirittura le cose che sono intorno a noi! Per questo bisogna stare molto attenti a ciò che si dice ed è sempre meglio pronunciare parole di gioia, di Amore e di felicità! Questo il piccolo disperato ancora non lo sapeva… ma per fortuna esistono i fratelli maggiori!

– Tu stai qui, non preoccuparti di nulla e sappi che non hai combinato nessun guaio perché una tazza… è solo una tazza! Tra poco tornerò da te e tutto sarà risolto.

Raccolse i cocci della tazza, li nascose nella manica del suo vestito, andò nel giardino del tempio e lì rimase paziente per molto tempo, in attesa che arrivasse il Maestro.

Aveva già imparato quanto importante sia la pazienza e sapeva che ogni cosa può solo accadere nel momento giusto…

Questo momento arriva: mai troppo presto, mai troppo tardi, ma… quando è il momento!

Dopo un po’ di tempo arrivò il Maestro e il giovane allievo gli andò incontro per porgli delle domande.

– Mio buon Maestro – cominciò. – Gli uomini nati su questa Terra muoiono o non muoiono?

– Certo che muoiono – rispose il Maestro.

– E anche tutti gli altri esseri e i minerali e tutte le cose sono destinati a morire?

– Certo, ogni cosa che abbia una forma deve necessariamente… cambiare forma quando arriva il suo momento. Questo cambiamento viene anche chiamato «morte».

– Quindi, se capisco bene – proseguì il giovane – poiché ogni cosa a un certo punto cambia forma (o «muore», se così vogliamo dire) noi non dovremmo piangere, né rimpiangere ciò che non c’è più, né arrabbiarci contro il destino.

– No, naturalmente no, hai ben compreso. Ma dove vuoi arrivare con questo tuo discorso? – domandò il Maestro, felice di quanto fosse diventato saggio quel suo allievo.

Il ragazzo allora estrasse dalla manica del suo vestito i cocci della tazza rotta e li diede al Maestro.

Il Maestro lo guardò con profondo rispetto e non disse nulla.

Il ragazzo prese la mano del Maestro, lo portò là dove stava suo fratello, ancora tremante di paura e di vergogna. Il ragazzo non fece nulla; il Maestro prese in braccio il piccolo e gli diede una carezza sul volto, poi guardò il fratello maggiore e sorrise.

Aveva imparato dal suo allievo un’importantissima lezione e voi, che siete tutti piccoli Maestri, avrete sicuramente compreso quale…

Fortunato è quel Maestro che vede il suo allievo diventare più saggio di lui!

giovedì 3 maggio 2012

La stazione ... ovvero, goditi il momento.


"Nascosta da qualche parte nel vostro inconscio vi è una visione idilliaca.
Ci vediamo in un lungo viaggio su tutto il continente. Viaggiamo in treno. Fuori del finestrino ammiriamo il passaggio a livello, bestiame al pascolo su una collina lontana, fumo che fuoriesce da una centrale termica, file su file di grano e di mais, pianure e valli, montagne e dolci colline, profili di città e ville nei paesini.
Ma dominante nella nostra mente è la destinazione finale. In un certo giorno a una certa ora entreremo nella stazione. Ci saranno bande musicali e sventolio di bandiere. Una volta arrivati lì, tanti sogni meravigliosi si avvereranno e i pezzi della nostra vita si completeranno a vicenda come un rompicapo portato a termine.
Con quale irrequietezza percorriamo i corridoi, maledicendo i minuti d'ozio, aspettando, aspettando, aspettando la stazione.
"Quando arriveremo in stazione, sarà fatta!" gridiamo. "Quando avrò diciotto anni." "Quando mi comprerò una Mercedes Benz nuova!" "Quando l'ultimo figlio avrà terminato l'Università." "Quando avrò finito di pagare il mutuo!" "Quando avrò la promozione." "Quando raggiungerò la l'età della pensione, vivrò felice e contento!".
Prima o poi dobbiamo renderci conto che non vi è nessuna stazione, nessun luogo a cui arrivare una volta per tutte.
La vera gioia della vita è il viaggio.
La stazione è soltanto un sogno. Ci distanzia sempre.
"Assapora l'attimo fuggente." Non sono i fardelli di oggi a fare impazzire gli uomini. Sono i rimpianti di ieri e le paure di domani. Rimpianti e paure sono ladri che ci derubano dell'oggi.
Allora smettete di percorrere i corridoi e di contare i chilometri. Invece scalate più montagne, mangiate più gelato, camminate più spesso a piedi nudi, nuotate in più fiumi, ammirate più tramonti, ridete di più, piangete di meno.
La vita deve essere vissuta a mano a mano che si procede. La stazione arriverà fin troppo presto."
(Robert J. Hastings)
Tratto dal libro "Brodo caldo per l'anima"

giovedì 26 aprile 2012

I due monaci.


Due monaci in pellegrinaggio giunsero al guado di un fiume.
Lì videro una ragazza tutta in ghingheri, che evidentemente non sapeva che cosa fare perché l'acqua era alta e lei non voleva rovinarsi gli abiti.
Senza esitazione, uno dei monaci se la prese sulle spalle, la trasportò attraverso il guado e la rimise a terra all'asciutto dall'altra parte.
Poi i monaci proseguirono il cammino.
Ma l'altro monaco dopo un'ora cominciò a lamentare:
"Certamente non è giusto toccare una donna;
è contro i comandamenti avere contatto con una donna. 
Come hai potuto andare contro le regole dei monaci?".
Il monaco che aveva portato la ragazza camminava in silenzio, ma alla fine osservò:
"Io l'ho messa giù al fiume un'ora fa, perché tu la stai ancora portando?".
(Tratto da "Brodo caldo per l'anima".)

martedì 10 aprile 2012

Continua ad imparare.

Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni.
Chiunque continua ad imparare resta giovane.
La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane.
Henry Ford

martedì 3 aprile 2012

Dedicato alle donne ...


Più vado avanti con gli anni più apprezzo le donne sopra i quaranta.

Ecco alcune delle mie ragioni:


Una donna sopra i quaranta non ti sveglierà mai di notte per chiederti “cosa stai pensando?”
Non gliene importa.

Se una donna sopra i quaranta non vuole guardare la partita, non se ne sta lì a lamentarsi.
Farà qualcosa che le piace che sarà quasi sempre più interessante.

Le donne sopra i quaranta hanno dignità.
Raramente ti faranno una scenata all’opera o in un ristorante di lusso ma, sicuramente, se te lo meriti  non esiteranno a spararti se pensano di farla franca.

Le donne più grandi sono generose con gli apprezzamenti, anche se spesso sono immeritati.
Loro sanno cosa significa non essere apprezzate.

Diventano veggenti con l’età.
Non devi mai confessare i tuoi peccati a una donna sopra i quaranta.

Una volta che non fai più caso a una ruga o due, ti accorgerai che una donna sopra i quaranta è molto più sexy della sua omologa più giovane.

Le donne quarantenni sono schiette e oneste.
Ti diranno subito che sei un cretino se ti stai comportando come tale.
Non devi mai aver dei dubbi sulla tua posizione nei loro confronti.

Sì, apprezzo le donne sopra i quaranta per una moltitudine di ragioni.

Sfortunatamente, ciò non vale per molti uomini.
Per ogni favolosa, intelligente, elegante, eccitante donna sopra i quaranta, c’è un relitto calvo e panciuto in pantaloni gialli che si comporta da idiota con una cameriera di 22 anni.
Vi porgo le mie scuse, Signore.

Mi rivolgo poi a tutti gli uomini che dicono,
“perché comprare la mucca quando ti danno il latte gratis?”, ragazzi aggiornatevi.
Oggigiorno, l’80% delle donne sono contrarie al matrimonio.
Perché?
Perché le donne si rendono conto che non vale la pena comprare tutto il maiale solo per avere ...
una piccola salsiccia!!!