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lunedì 30 marzo 2015

Cos'è un obiettivo?

 
 
Negli ultimi giorni mi è stato chiesto spesso cosa è e come ci si pone un obiettivo.
Ebbene esso non è altro che un sogno al quale abbiamo attribuito una data di scadenza.
Come più volte citato nei corsi, se il mio sogno è andare alle isole di Capo Verde in barca a vela in solitaria, dovrò avere le competenze adeguate per la guida della barca, dovrò organizzarmi per la traversata, riempire la cambusa e tutto il resto, studiare le carte nautiche, ecc. . Ma dovrò anche stabilire la data di partenza e soprattutto la rotta da seguire.
Ecco che il mio sogno inizia a prendere forma ed a divenire quindi un obiettivo, in quanto ne possiede i requisiti essenziali:
- è chiaro (voglio andare a Capo Verde)
- è raggiungibile (possiedo le competenze, la barca ed il tempo necessario)
manca un ultimo parametro: è condiviso (ovvero ne ho reso partecipi le persone a me vicine).

Spero che queste poche righe ti siano d'aiuto e siano d'ispirazione per mettere in atto ogni tuo sogno
 e se vuoi approfondire l'argomento, non esitare a contattarmi. ;-) 

mercoledì 18 febbraio 2015

Provaci ancora ...

 
L'ELEFANTE INCATENATO
(da: "Déjame que te cuente" di Jorge Bucay - Ed. RBA)
Quando ero piccolo adoravo il circo, ero attirato in particolar modo dall'elefante che, come scoprii più tardi, era l'animale preferito di tanti altri bambini.

Durante lo spettacolo faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune ... ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l'elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri. e anche se la catena era grossa mi pareva ovvio che un animale del genere potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.

Che cosa lo teneva legato?

Chiesi in giro a tutte le persone che incontravo di risolvere il mistero dell'elefante; qualcuno mi disse che l'elefante non scappava perché era ammaestrato ... allora
posi la domanda ovvia: "se è ammaestrato, perché lo incatenano?".
Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.

Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell'elefante e del paletto. Per mia fortuna qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato tanto saggio da trovare la risposta: l'elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo.

Chiusi gli occhi e immaginai l'elefantino indifeso appena nato, legato ad un paletto che provava a spingere, tirare e sudava nel tentativo di liberarsi, ma nonostante
gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui, così dopo vari tentativi un giorno si rassegnò alla propria impotenza. L'elefante enorme e
possente che vediamo al circo non scappa perché crede di non poterlo fare: sulla sua pelle è impresso il ricordo dell'impotenza sperimentata e non è mai più ritornato
a provare... non ha mai più messo alla prova di nuovo la sua forza... mai più!

A volte viviamo anche noi come l'elefante pensando che non possiamo fare un sacco di cose semplicemente perché una volta, un po' di tempo fa ci avevamo provato ed avevamo fallito, ed allora sulla pelle abbiamo inciso "non posso, non posso e non potrò mai".
L'unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo ... 
mettendoci tutto il cuore ...
tutto il tuo cuore!"

mercoledì 16 luglio 2014

Riflessione per i Formatori

Mi fa molto piacere condividere con i miei lettori una riflessione di Margherita Hack,
illuminante per tutti coloro che si occupano di formazione:
“I miei professori non furono quasi mai dei maestri di vita.
Erano solo persone che facevano – chi meglio chi peggio – il proprio lavoro (…).
Posso capire che non tutti sono portati per l’insegnamento, perché oltre alla conoscenza della materia richiede anche una certa dose di capacità relazionali, di linearità espositiva e
 – perché no – di presenza scenica.
Non è un mestiere per tutti (..).
Saper spiegare con efficacia a se stessi e agli altri le cause e gli effetti di un fenomeno è una gran cosa. È un sintomo di una mente funzionante e ricettiva. Ben disposta a capire quello che gli era sfuggito in un primo momento. E c’è un ulteriore passaggio da non sottovalutare.
Se io voglio prendere un concetto molto complesso e ridurlo ai minimi termini in modo da poterlo illustrare senza troppi paroloni al primo che incontro per strada, è indispensabile prima di tutto che io abbia capito in pieno quel concetto iniziale, che lo abbia fatto mio”
(Nove vite come i gatti. I miei primi 90 anni laici e ribelli)

lunedì 16 giugno 2014



Ogni guerriero della Luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.
Ogni guerriero della Luce ha tradito e mentito in passato.
Ogni guerriero della Luce ha imboccato un cammino che non era il suo.
Ogni guerriero della Luce ha sofferto per cose prive di importanza.
Ogni guerriero della Luce ha pensato di non essere un guerriero della Luce.
Ogni guerriero della Luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.
Ogni guerriero della Luce ha detto “sì” quando avrebbe voluto dire “no”.
Ogni guerriero della Luce ha ferito qualcuno che amava.

Perciò è un guerriero della Luce:
perché ha passato queste esperienze e
non ha perduto la speranza di essere migliore.
Paulo Coelho

venerdì 27 settembre 2013

E' nato ......


... il percorso di formazione, vers. 3.0, che ti permetterà di essere la "Migliore Versione di Te Stesso"


*******
Non importa quale sia il nostro lavoro, non importa chi siamo,
cosa facciamo, quali siano i nostri obiettivi.
La missione più importante per tutti noi è quella di essere la migliore versione di noi stessi in tutto quello che facciamo e diventare un esempio per gli altri.

Stai tentando di essere la Migliore versione di te stesso???
*******
Per informazioni clicca quì    http://elysiumpeople.eventbrite.com

venerdì 19 luglio 2013

La saggezza dell'allievo.

Un breve racconto dal libro "21 Piccole Storie Zen"
Voglio condividerlo con voi tutti, ma in special modo con tutti i genitori.
La ritengo una grande ... Lezione di Vita.


C’erano una volta, dall’altra parte del mondo rispetto a quella in cui viviamo noi, due fratellini che vivevano felicemente insieme a saggi Maestri che si prendevano cura di loro.

Un giorno al più giovane dei due fratelli cadde di mano una tazza: scivolò a terra e si ruppe.

Quella tazza era molto preziosa perché era un dono dell’Imperatore. Accortosi di quanto era successo, il capo dei Maestri sgridò severamente il giovane dicendogli:

– Fai attenzione alle cose che fai! Sei distratto e hai combinato un grossissimo guaio! Ora il nostro servizio di tazze, dono dell’Imperatore in persona, non è più completo!

Il povero bambino, sentendosi tremendamente in colpa, andò a rifugiarsi nell’angolo più buio della stanza e iniziò a piangere disperatamente.

Il fratello, di qualche anno più grande, accorse e trovandolo in lacrime gli chiese:

– Ma cosa succede? Perché piangi così?

– Sono uno sciocco e un incapace! – gli disse fra i singhiozzi il piccolo. – Ho combinato un guaio irrimediabile, ne sono responsabile e non posso porre alcun rimedio!

Il fratello più grande impallidì e, temendo il peggio, gli disse:

– Ma cosa hai fatto? Raccontami e stai tranquillo, sono tuo fratello maggiore, mi sono sempre preso cura di te e vedrai che anche questa volta troveremo una soluzione.

Pieno di vergogna il fratello più piccolo quasi non riusciva a parlare:

– Oh, se tu sapessi… Ho rotto una tazza! Ma non una tazza qualsiasi, una tazza donata dall’Imperatore in persona; e ora, per colpa mia…

– Non dire altro – lo interruppe il fratello, ricordandosi una lezione molto importante che aveva già imparato. Egli sapeva infatti che le parole sono molto importanti e sono capaci di creare addirittura le cose che sono intorno a noi! Per questo bisogna stare molto attenti a ciò che si dice ed è sempre meglio pronunciare parole di gioia, di Amore e di felicità! Questo il piccolo disperato ancora non lo sapeva… ma per fortuna esistono i fratelli maggiori!

– Tu stai qui, non preoccuparti di nulla e sappi che non hai combinato nessun guaio perché una tazza… è solo una tazza! Tra poco tornerò da te e tutto sarà risolto.

Raccolse i cocci della tazza, li nascose nella manica del suo vestito, andò nel giardino del tempio e lì rimase paziente per molto tempo, in attesa che arrivasse il Maestro.

Aveva già imparato quanto importante sia la pazienza e sapeva che ogni cosa può solo accadere nel momento giusto…

Questo momento arriva: mai troppo presto, mai troppo tardi, ma… quando è il momento!

Dopo un po’ di tempo arrivò il Maestro e il giovane allievo gli andò incontro per porgli delle domande.

– Mio buon Maestro – cominciò. – Gli uomini nati su questa Terra muoiono o non muoiono?

– Certo che muoiono – rispose il Maestro.

– E anche tutti gli altri esseri e i minerali e tutte le cose sono destinati a morire?

– Certo, ogni cosa che abbia una forma deve necessariamente… cambiare forma quando arriva il suo momento. Questo cambiamento viene anche chiamato «morte».

– Quindi, se capisco bene – proseguì il giovane – poiché ogni cosa a un certo punto cambia forma (o «muore», se così vogliamo dire) noi non dovremmo piangere, né rimpiangere ciò che non c’è più, né arrabbiarci contro il destino.

– No, naturalmente no, hai ben compreso. Ma dove vuoi arrivare con questo tuo discorso? – domandò il Maestro, felice di quanto fosse diventato saggio quel suo allievo.

Il ragazzo allora estrasse dalla manica del suo vestito i cocci della tazza rotta e li diede al Maestro.

Il Maestro lo guardò con profondo rispetto e non disse nulla.

Il ragazzo prese la mano del Maestro, lo portò là dove stava suo fratello, ancora tremante di paura e di vergogna. Il ragazzo non fece nulla; il Maestro prese in braccio il piccolo e gli diede una carezza sul volto, poi guardò il fratello maggiore e sorrise.

Aveva imparato dal suo allievo un’importantissima lezione e voi, che siete tutti piccoli Maestri, avrete sicuramente compreso quale…

Fortunato è quel Maestro che vede il suo allievo diventare più saggio di lui!

venerdì 14 giugno 2013

giovedì 13 dicembre 2012

Emotional Management


Un'occasione unica per conoscere 
"Una nuova Metodologia di Gestione delle Risorse Umane nelle Aziende Pubbliche e Private"
Martedì 18 dicembre 2012
Sala Pietro da Cortona
Musei Capitolini
Piazza del Campidoglio
Roma

Un convegno dibattito promosso dall'On. Rocco Belfronte,
partecipano:
dott. Marco Pugliese - Presidente AEM Academy
dott. Simone Barbato - Presidente AEM Italia
Coordinatore del Convegno Mario Fiorillo
Organizzazione: Angelo Viola

La partecipazione è ad invito,
pertanto, data la limitatezza dei posti disponibili, 
se sei interessato a partecipare gratuitamente,
contattami e farò in  modo di fartelo ricevere.

domenica 2 dicembre 2012

Quale vincerà?


Un vecchio indiano cherokee stava impartendo lezioni di vita ai bambini del suo villaggio.
"Si combatte una battaglia dentro di me"
stava dicendo l'anziano
"una battaglia terribile tra due lupi.
Un lupo rappresenta la paura, l'avidità, la rabbia, il senso di inferiorità, larroganza, l'egoismo.
L'altro rappresenta la pace interiore, l'abbondanza, l'amore, la gioia, la compassione, la ricchezza, l'umiltà, il rispetto, la generosità, la fede, la serenità e l'empatia.
La stessa battaglia avviene dentro di voi e in ogni persona che incontrate."
Tutti i bambini guardarono il vecchio stando in silenzio per un lungo momento,
finchè una bellissima bambina con i capelli lunghi chiese:
"Quale lupo vincerà?"
Il vecchio indiano trattenne il respiro e poi disse semplicemente:
"Quello a cui darai da mangiare."

Ricorda di dare la giusta energia ai tuoi pensieri.
Focalizzati sulle cose che desideri e non su ciò che non vuoi che accada.
Modifica ciò che accade dentro di te e non ciò che appare all'esterno.

lunedì 5 novembre 2012

Riscopri la Tua Azienda!!!

ROMA
1 & 2 Dicembre 2012
Due giorni di Corso per far TUE le Conoscenze e le Capacità per un
PIENO CONTROLLO di GESTIONE della TUA Azienda.
Non avrai più scusanti e potrai finalmente
DECIDERE di LASCIARTI LA CRISI ALLE SPALLE!!!
per informazioni: info@mariofiorillo.it

(clicca sulle foto per ingrandire)









martedì 15 maggio 2012

Continuare ad imparare.


Ero andato a comperare una giacca sportiva alcune settimane fa, e Mark Michaels, titolare del negozio, e io stavamo discutendo sul rapporto fra genitori e figli.
Mi disse che quando lui, sua moglie e la figlia di sette anni erano fuori a cena, la figlia rovescio il suo bicchiere d'acqua.
Una volta asciugata l'acqua senza commenti di recriminazioni da parte dei genitori, la bambina alzò gli occhi e disse:
"Sapete, voglio dirvi grazie a voi due perchè non siete come gli altri genitori.
Quelli dei miei amici si sarebbero messi a urlare e a dirgli di stare più attenti a tutto.
Grazie per non avere fatto così!".
Una volta, mentre ero a pranzo con amici, accadde un episodio analogo.
Il loro figlioletto di cinque anni rovesciò un bicchiere di latte sulla tavola.
Poiché si misero subito a inveire contro di lui,
anch'io rovesciai il mio bicchiere intenzionalmente.
Quando mi misi a spiegare che io continuo a rovesciare cose a quarantotto anni d'età, il bambino si illuminò e i genitori a quanto pare capirono il messaggio e si calmarono.
Com'è facile dimenticare che stiamo tutti ancora imparando!.
(Tratto da "Brodo caldo dell'anima")