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mercoledì 13 luglio 2016

La ricerca dei Diamanti perduti.



Se sono felice, vedo la felicità negli altri.
Se provo compassione, vedo la compassione negli altri.
Se sono pieno di energia e speranza, scorgo le opportunità che mi circondano.

Ma se sono incollerito, mi sembra che gli altri siano inutilmente irritabili.
Se sono depresso, vedo la tristezza nei loro occhi.
Se sono annoiato, tutto ciò che ho intorno mi appare monotono e privo di attrattive.

Io sono ciò che vedo!!!

Se, guidando per le vie della mia città, mi lamento esclamando: "Che orribile posto affollato e pieno di smog", sto esprimendo il fatto che, in quel momento, io sono affollato e pieno di smog.
Se, quel giorno, mi fossi sentito motivato e pieno di speranza e felicità, con ogni probabilità avrei detto, nella medesima situazione: "Ehi, guarda che ricca metropoli piena di energia!" Ancora una volta, avrei descritto il mio paesaggio interiore, non quello della mia città.

La nostra motivazione dipende soprattutto dal modo in cui scegliamo di considerare le circostanze della nostra vita, perché non vediamo le cose come sono, ma come siamo noi.

In ogni situazione possiamo andare alla ricerca dei diamanti o della spazzatura, e quello che cerchiamo troviamo. Il punto di partenza migliore per costruire la nostra motivazione è scegliere che cosa vogliamo perseguire fra tutto ciò che ci circonda. Siamo in grado di vedere l'opportunità ovunque?

"Quando apro gli occhi la mattina non mi confronto con il mondo, ma con un milione di mondi possibili."

Siamo sempre noi a scegliere.
Quale mondo vogliamo vedere oggi?
Le opportunità sono i Diamanti della vita, è tutto ciò di cui hai bisogno per essere felice.
E' la terra fertile nella quale cresci come persona.
E le opportunità sono come quelle particelle quantiche subatomiche che esistono soltanto quando un osservatore le guarda: le tue opportunità si moltiplicheranno quando sceglierai di vederle!

venerdì 8 aprile 2016

NON MOLLARE MAI



Quando stai per mollare, fermati un attimo e pensa al motivo per il quale hai resistito fino ad ora.

Pensa alla meta, non a quanto lungo sia il tragitto.

Rimboccati le maniche e non aver paura della fatica.

Guardati allo specchio e riconosci quel Sognatore che ti sta di fronte.

Lotta e combatti.

E quando ciò che desideri sarà tuo, porta una mano al cuore e sentirai in ogni singolo battito l'eco di ognuno dei passi che hai compiuto.

E se avrai qualche cicatrice non preoccuparti, non c'è vittoria senza una ferita, non c'è arcobaleno senza pioggia.

venerdì 13 novembre 2015

Chiedi “cosa è possibile” non “cosa è sbagliato”.
Continua a chiedere.
Considera che molti altri condividono il tuo sogno.
Sii abbastanza coraggioso da iniziare una conversazione che abbia importanza.
Parla con le persone che conosci.
Parla con le persone che non conosci.
Parla con le persone con cui non parli mai.
Sentiti intrigato dalle differenze che avverti.
Aspetta di sorprenderti.
Fai tesoro delle curiosità piuttosto che delle certezze.
Invita tutte le persone che se la prendono a cuore a lavorare su cosa è possibile.
Riconosci che ognuno è un esperto in qualcosa.
Comprendi che le soluzioni creative vengono da nuove connessioni. Il vero ascolto porta sempre le persone più vicine.
Credi che una conversazione che ha significato può cambiare il Mondo.
Fai affidamento sulla benevolenza degli uomini.
Stai insieme agli altri”
(Margareth Wheatley, Fondatrice di World Cafè).

mercoledì 16 luglio 2014

Riflessione per i Formatori

Mi fa molto piacere condividere con i miei lettori una riflessione di Margherita Hack,
illuminante per tutti coloro che si occupano di formazione:
“I miei professori non furono quasi mai dei maestri di vita.
Erano solo persone che facevano – chi meglio chi peggio – il proprio lavoro (…).
Posso capire che non tutti sono portati per l’insegnamento, perché oltre alla conoscenza della materia richiede anche una certa dose di capacità relazionali, di linearità espositiva e
 – perché no – di presenza scenica.
Non è un mestiere per tutti (..).
Saper spiegare con efficacia a se stessi e agli altri le cause e gli effetti di un fenomeno è una gran cosa. È un sintomo di una mente funzionante e ricettiva. Ben disposta a capire quello che gli era sfuggito in un primo momento. E c’è un ulteriore passaggio da non sottovalutare.
Se io voglio prendere un concetto molto complesso e ridurlo ai minimi termini in modo da poterlo illustrare senza troppi paroloni al primo che incontro per strada, è indispensabile prima di tutto che io abbia capito in pieno quel concetto iniziale, che lo abbia fatto mio”
(Nove vite come i gatti. I miei primi 90 anni laici e ribelli)

venerdì 19 luglio 2013

La saggezza dell'allievo.

Un breve racconto dal libro "21 Piccole Storie Zen"
Voglio condividerlo con voi tutti, ma in special modo con tutti i genitori.
La ritengo una grande ... Lezione di Vita.


C’erano una volta, dall’altra parte del mondo rispetto a quella in cui viviamo noi, due fratellini che vivevano felicemente insieme a saggi Maestri che si prendevano cura di loro.

Un giorno al più giovane dei due fratelli cadde di mano una tazza: scivolò a terra e si ruppe.

Quella tazza era molto preziosa perché era un dono dell’Imperatore. Accortosi di quanto era successo, il capo dei Maestri sgridò severamente il giovane dicendogli:

– Fai attenzione alle cose che fai! Sei distratto e hai combinato un grossissimo guaio! Ora il nostro servizio di tazze, dono dell’Imperatore in persona, non è più completo!

Il povero bambino, sentendosi tremendamente in colpa, andò a rifugiarsi nell’angolo più buio della stanza e iniziò a piangere disperatamente.

Il fratello, di qualche anno più grande, accorse e trovandolo in lacrime gli chiese:

– Ma cosa succede? Perché piangi così?

– Sono uno sciocco e un incapace! – gli disse fra i singhiozzi il piccolo. – Ho combinato un guaio irrimediabile, ne sono responsabile e non posso porre alcun rimedio!

Il fratello più grande impallidì e, temendo il peggio, gli disse:

– Ma cosa hai fatto? Raccontami e stai tranquillo, sono tuo fratello maggiore, mi sono sempre preso cura di te e vedrai che anche questa volta troveremo una soluzione.

Pieno di vergogna il fratello più piccolo quasi non riusciva a parlare:

– Oh, se tu sapessi… Ho rotto una tazza! Ma non una tazza qualsiasi, una tazza donata dall’Imperatore in persona; e ora, per colpa mia…

– Non dire altro – lo interruppe il fratello, ricordandosi una lezione molto importante che aveva già imparato. Egli sapeva infatti che le parole sono molto importanti e sono capaci di creare addirittura le cose che sono intorno a noi! Per questo bisogna stare molto attenti a ciò che si dice ed è sempre meglio pronunciare parole di gioia, di Amore e di felicità! Questo il piccolo disperato ancora non lo sapeva… ma per fortuna esistono i fratelli maggiori!

– Tu stai qui, non preoccuparti di nulla e sappi che non hai combinato nessun guaio perché una tazza… è solo una tazza! Tra poco tornerò da te e tutto sarà risolto.

Raccolse i cocci della tazza, li nascose nella manica del suo vestito, andò nel giardino del tempio e lì rimase paziente per molto tempo, in attesa che arrivasse il Maestro.

Aveva già imparato quanto importante sia la pazienza e sapeva che ogni cosa può solo accadere nel momento giusto…

Questo momento arriva: mai troppo presto, mai troppo tardi, ma… quando è il momento!

Dopo un po’ di tempo arrivò il Maestro e il giovane allievo gli andò incontro per porgli delle domande.

– Mio buon Maestro – cominciò. – Gli uomini nati su questa Terra muoiono o non muoiono?

– Certo che muoiono – rispose il Maestro.

– E anche tutti gli altri esseri e i minerali e tutte le cose sono destinati a morire?

– Certo, ogni cosa che abbia una forma deve necessariamente… cambiare forma quando arriva il suo momento. Questo cambiamento viene anche chiamato «morte».

– Quindi, se capisco bene – proseguì il giovane – poiché ogni cosa a un certo punto cambia forma (o «muore», se così vogliamo dire) noi non dovremmo piangere, né rimpiangere ciò che non c’è più, né arrabbiarci contro il destino.

– No, naturalmente no, hai ben compreso. Ma dove vuoi arrivare con questo tuo discorso? – domandò il Maestro, felice di quanto fosse diventato saggio quel suo allievo.

Il ragazzo allora estrasse dalla manica del suo vestito i cocci della tazza rotta e li diede al Maestro.

Il Maestro lo guardò con profondo rispetto e non disse nulla.

Il ragazzo prese la mano del Maestro, lo portò là dove stava suo fratello, ancora tremante di paura e di vergogna. Il ragazzo non fece nulla; il Maestro prese in braccio il piccolo e gli diede una carezza sul volto, poi guardò il fratello maggiore e sorrise.

Aveva imparato dal suo allievo un’importantissima lezione e voi, che siete tutti piccoli Maestri, avrete sicuramente compreso quale…

Fortunato è quel Maestro che vede il suo allievo diventare più saggio di lui!

venerdì 14 giugno 2013

martedì 28 maggio 2013

Anche "LE IENE" erano in sala?

Finalmente dopo 11 mesi qualcuno si decide a
condividere il mio punto di vista della Crisi.
Ebbene si!
In un servizio dal programma "Le Iene"
circa le difficoltà del momento,
hanno trasmesso, in chiusura del servizio, 
quanto citato nel lontano 1930 da A. Einstein
e da me riportato come introduzione al corso
tenuto in Campidoglio a giugno dello scorso anno.

L'unica vera CRISI è solo quella delle IDEE.
"Concentrati sulle soluzioni ed i problemi svaniranno come per magia"

martedì 16 aprile 2013

L'IMPEGNO secondo W.H.Murray e ... me.


Finchè uno non é impegnato c'é sempre titubanza, la possibilità di ritirarsi, c'é sempre inefficacia.
Tutte le iniziative o le imprese creative sottostanno ad una verità imprescindibile senza la quale innumerevoli idee e progetti splendidi sarebbero destinati a fallire: nel momento in cui ci si impegna a fondo, anche la Provvidenza si mette in moto.
Accadono cose, che ci vengono in aiuto, che altrimenti non sarebbero mai accadute.
Un vero flusso di avvenimenti scaturisce da questa decisione, portando a nostro favore un numero incredibile di fatti ed incontri imprevisti ed aiuto materiale che nessuno si sarebbe mai sognato di trovare.

domenica 2 dicembre 2012

Quale vincerà?


Un vecchio indiano cherokee stava impartendo lezioni di vita ai bambini del suo villaggio.
"Si combatte una battaglia dentro di me"
stava dicendo l'anziano
"una battaglia terribile tra due lupi.
Un lupo rappresenta la paura, l'avidità, la rabbia, il senso di inferiorità, larroganza, l'egoismo.
L'altro rappresenta la pace interiore, l'abbondanza, l'amore, la gioia, la compassione, la ricchezza, l'umiltà, il rispetto, la generosità, la fede, la serenità e l'empatia.
La stessa battaglia avviene dentro di voi e in ogni persona che incontrate."
Tutti i bambini guardarono il vecchio stando in silenzio per un lungo momento,
finchè una bellissima bambina con i capelli lunghi chiese:
"Quale lupo vincerà?"
Il vecchio indiano trattenne il respiro e poi disse semplicemente:
"Quello a cui darai da mangiare."

Ricorda di dare la giusta energia ai tuoi pensieri.
Focalizzati sulle cose che desideri e non su ciò che non vuoi che accada.
Modifica ciò che accade dentro di te e non ciò che appare all'esterno.

giovedì 26 luglio 2012

Il momento è ora.


"Quello di cui sto parlando io è un gioco;
un gioco che non si può vincere ma solo giocare.
Non c'è un'anima su tutta la terra che abbia un fardello più pesante di quanto possa sopportare.
Non sei il solo, però questo l'hai portato abbastanza a lungo.
E' tempo di andare avanti e liberarsene. 
E' tempo di uscire dalle ombre.
E' tempo per te di scegliere"
"Non posso"
"Sì che puoi e non sei solo. Insieme a te ci sono io. Sono sempre stato qui.
Adesso gioca il tuo gioco, quello che soltanto tu eri destinato a giocare,
quello che ti è stato donato quando sei venuto al mondo.
Sei pronto? Allora mettiti sulla palla, colpisci quella palla, non trattenere niente.
Dagli tutto te stesso, il momento è ora.
Lasciati andare ai ricordi, a ricordare il tuo swing.
Bene così. Stai tranquillo. Così va bene.
Il momento è ora!"

giovedì 7 giugno 2012

Padre e figlio.

Era una chiara giornata di primavera, i primi fiori sbocciavano ai raggi tiepidi del sole.
"Papà, papà... Che magnifica giornata!"
"Eh, sì, figlio mio". Meravigliosa."
"Papà, papà..."
"Suvvia, figliolo, perché non ci godiamo un po' il profumo del vento?"
"Però quei vermicelli sono strani... Perché si agitano così? Aspetta, papà, guarda, guarda qui.."
"Va bene."
Padre e figlio si fermarono sopra una sequoia.
Nel tepore del tranquillo pomeriggio, il padre cominciò la sua lezione di zoologia.
"Una volta i vermi non vivevano così, né si comportavano in questo modo: forse a causa dell'inquinamento, forse un po' per evoluzione naturale, il loro comportamento è cambiato come vedi."
Guarda quei due lì in fondo, ad esempio: vedi come si agitano, come lottano, come smuovono il terreno?"
"Sì, lo vedo."
"Stanno sprecando tanta fatica, facendosi del male, al solo scopo di farsi spazio: entrambi hanno scelto quella zona per abitarla, ed ora sono lì che distruggono l'uno l'operato dell'altro nella speranza che il più debole dei due soccomba."
"Ma non potrebbero mettersi d'accordo, e collaborare per costruire insieme una tana migliore, o due?"
"Beata ingenuità... Sono vermi, cosa puoi aspettarti da loro? Guarda là, quello bello grosso che mangia allegramente fin quasi a scoppiare: non si è nemmeno accorto che ad un passo da lui c'è un vecchio vermicello denutrito che quasi non ce la fa a muoversi. Finirà per schiacciarlo, se continua a mangiare con quella foga !"
"Poverino... quasi quasi mi dispiace per lui. Papà, papà... e quei buchini piccoli piccoli in quella cunetta di terra morbida ed umida a cosa servono? Sembra quasi che ci siano dentro dei vermicelli appena nati... o comunque piccolini come me."
"Tesoro mio, i vermi non si comportano come noi: non si preoccupano di crescere i loro figli, di istruirli e prepararli ad affrontare la vita. A loro basta lasciarli in un posto abbastanza sicuro, con una buona scorta di cibo, in compagnia dei loro coetanei. Cresceranno, comunque sarà... O almeno cresceranno quelli che sopravvivranno. Non vedi che già da piccoli si azzuffano fra loro? Sono pochissimi quelli solidali, che si aiutano l'un l'altro e cercano di affrontare insieme le nuove esperienze: te ne accorgi anche dall'aspetto fisico... Di solito si tratta dei vermicelli più deboli, che fanno fronte comune davanti alle avversità."
"Papà, questi animaletti non mi stanno più così simpatici... Li trovavo interessanti perché si agitavano continuamente, sempre intenti a far qualcosa... Ma adesso non mi interessano più. Mi sembrano un po' troppo cattivi..."
"Ma no figliolo, non sono cattivi: pensano solo a sopravvivere... è nella loro natura."
"E a me adesso stanno antipatici: andiamo via, mi sono stufato di star qui a guardarli."
"Va bene."
"Papà, papà..."
"Sì?"
"Non mi hai detto qual è il nome scientifico di quelle bestioline..."
"Homo sapiens sapiens"
disse la maestosa aquila reale mentre abbandonava i rami della sequoia, spiccando il volo verso un cielo sì azzurro, ma non così limpido come sperava.

lunedì 23 aprile 2012

Il Valore di un Sorriso.


Un sorriso non costa nulla e produce molto.
Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante ma nel ricordo può essere eterno.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno e
nessuno è così povero da non meritarlo.
Creatore di felicità in casa, negli affari è un sostegno,
è il segno sensibile dell'amicizia profonda.
Un sorriso dà riposo alla stanchezza,
allo scoraggiamento rinnova il coraggio,
nella tristezza è consolazione,
è l'antidoto naturale di tutte le nostre pene.
Ma è bene che non si possa comprare,
né rubare, né prestare,
poiché solo ha valore nell'istante in cui si dona.
E se poi incontrerete talora chi l'aspettato sorriso
a voi non dona, siate generosi e date il vostro.
Perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso
come chi ad altri non sa darlo.
Padre Federico Faber - morto nel 1863

venerdì 13 aprile 2012

Cosa rende la vita degna di essere vissuta? [R. Kennedy]


"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Down-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa,
e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. 
Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.
Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."
[Robert Kennedy]

lunedì 19 marzo 2012

Il Bambino ed il gelato.

Qualche tempo fa, quando un gelato costava molto meno di oggi, un bambino di dieci anni entrò in un bar e si sedette al tavolino.
Una cameriera gli portò un bicchiere d'acqua.
"Quanto costa un gelato con panna?" chiese il bambino.
"Un euro" rispose la cameriera.
Il bambino prese delle monete dalla tasca e cominciò a contarle.
"Bene, e quanto costa invece un gelato semplice?"
In quel momento c'erano altre persone che aspettavano e la cameriera cominciava un po' a perdere la pazienza.
"80 centesimi!" gli rispose in maniera brusca.
Il bambino contò le monete ancora una volta e disse:
"Allora mi porti un gelato semplice!"
La cameriera gli portò il gelato e il conto.
Il bambino finì il suo gelato, pagò il conto alla cassa e uscì.
Quando la cameriera tornò al tavolo per pulirlo cominciò a piangere perché lì, ad un angolo del piatto, c'erano 20 centesimi di mancia per lei.


Il bambino aveva rinunciato al gelato con panna proprio per riservare la mancia alla cameriera.


giovedì 3 novembre 2011

Riflessioni


"È difficile acchiappare un gatto nero in una stanza buia, soprattutto quando non c'è."
(Proverbio Cinese)